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Orlando, sconfitto di misura: «Siamo stati cavia di un progetto politico. Serve una coalizione stabile»

«Sapevamo di dover contrastare un sistema di potere forte, arroccato, Questo sistema si è manifestato in tutta la sua potenza e ha vinto di misura, ma oggi ci sono comunque le condizioni per proseguire una battaglia e realizzare nelle prossime tornate anche amministrative ciò che non è riuscito in questa tornata regionale»

Il discorso di orlando dopo la vittoria di Marco Bucci e del centrodestra mette il dito nella piaga dell’astensionismo, ma anche in quella dei continui giochi di ricalibratura delle coalizioni, di volta in volta, con veti incrociati e contrattazioni che si ripetono e vengono utilizzate, come in questo caso, anche per risolvere questioni interne ai partiti o di contrasto tra un partito e l’altro.

Ecco cosa ha detto Orlando

È un risultato che per pochissimo non ci ha consentito di raggiungere l’obiettivo che, come avevamo avvertito, in campagna elettorale era a portata di mano. Voglio dire che oggi la sinistra ha rimesso radici profonde, in una realtà, la Liguria, nella quale aveva avuto gravi difficoltà negli anni scorsi. Le forze del centro-sinistra hanno a livello ligure collaborato in modo corretto, leale e le voglio ringraziare per questo.

I motivi della sconfitta di misura

Abbiamo pagato qualche difficoltà del cosiddetto campo largo che si è riportato anche sulla nostra realtà e i numeri, ahimè, sono abbastanza indicativi da questo punto di vista.

Voglio ringraziare anche quei molti cittadini che hanno espresso un voto diretto sulla mia persona e che mi pare siano qualcosa oltre i 10.000, 15.000, e che hanno espresso una preferenza personale, quindi personalmente li ringrazio, anche se non posso direttamente farlo con ciascuno. Oggi credo sia una giornata che ci deve fare riflettere, far riflettere per il centro-sinistra e per l’Italia nazionale, ma anche ci deve incoraggiare a proseguire una battaglia che è iniziata, che non è finita e che io intendo portare avanti con determinazione, perché quello che è iniziato vada a finire.

Serve una coalizione stabile

Il tema fondamentale, al di là dei singoli errori che ci sono stati, è che il centro-sinistra deve darsi un assetto coalizionabile, perché non è possibile determinare il format di volta in volta. Questo dà un vantaggio enorme a una coalizione come quella dei nostri avversari, che è in grado di essere pronta dopo una telefonata della sovrapposta. Noi non siamo così disciplinati e non vogliamo neanche diventarlo, perché credo che la discussione e il pluralismo sia una ricchezza, però a volte troppa ricchezza può fare un po’ un danno.

Ricostruire il centro-sinistra a partire da Genova

Quindi credo che il tema fondamentale sia costruire il centro-sinistra stabile a livello nazionale. Penso che il risultato che ci ha visto, davvero a poche migliaia di voti dalla vittoria, qui è stato possibile perché questo qui l’abbiamo fatto. Attualmente non potevamo fare tutto qui, perché pesavano anche le divisioni nazionali, ma credo che si sia percepito sia un progetto, sia una coalizione che lo sosteneva. Se l’abbiamo fatto qui, penso che lo si possa fare anche a livello nazionale. Il primo progetto è qui, la città di Genova, da parte del Partito Democratico, rispetto alla coalizione nazionale. Sicuramente Genova è una sfida che si apre subito e che dobbiamo giocare subito.

Mi auguro che lo si possa fare con la stessa determinazione, ma con successo di quello che abbiamo avuto a livello regionale. I numeri sono da questo punto di vista molto incoraggianti e fanno anche un po’ giustizia di una generazione di un modello di Genova che era tutto luccichii. Da questo punto di vista voglio dire che il Presidente Bucci perde a Genova e vince grazie all’autodeterminante del centrodestra d’Imperia e del residuo dell’armata totiana. Spero che queste ipoteche non condizionino eccessivamente le scelte della regione prossima ventura.

Il Pd, la leadership e il progetto

Il Partito Democratico ha avuto un grande risultato, ma vorrei dire anche la coalizione ha avuto un grande risultato. Se pensiamo che le scorse elezioni regionali ci separavano 17 punti dal centrodestra e oggi meno di uno ci rendiamo conto della strada che abbiamo fatto. Si dice che anche agli europei eravamo davanti, però le europee sono sempre un’altra partita. Anche alle europee del 2019 lo scarto era al minimo, ma nelle regionali fu un tonfo molto forte.

Come ho spesso ricordato, tra l’altro sbagliando il numero, la destra governa tre capoluoghi su quattro in questa regione e questo pesa eccome in una campagna elettorale. Penso che piuttosto che pensare a una sorta di indicazione della leadership, – che è oggettivamente il Pd può rivendicare con tutta legittimità, che non passi soltanto sulla forza dei numeri – secondo me dobbiamo trovare il luogo e il modo di farlo nascere da un progetto.

Resterà a capo dell’opposizione?

È una cosa su cui voglio riflettere col gruppo regionale Ligure, con il gruppo dirigente nazionale del quale faccio parte, con il gruppo parlamentare e sulla base di questa riflessione darò una risposta.

Non credo di aver sbagliato niente, ho fatto un progetto rivolto a tutta la Liguria e nella provincia d’Imperia esiste un forte radicamento di un pezzo del centro-destra, non credo di aver sottovalutato quel dato, quindi no.

Le questioni M5S e Rifondazione

Il calo di una forza alleate è sempre un problema. Questo è un percorso che porterà a una costituente e possiamo sicuramente dire che perché quel percorso abbia successo abbiamo bisogno di tutte le forze del centro-sinistra in salute.

Noi non abbiamo mai messo un veto su Rifondazione Comunista, peraltro a un certo punto Rifondazione Comunista aveva manifestato la possibilità di una presenza nel centro-sinistra, come ha fatto in altre regioni. Poi una discussione molto aspra all’interno del suo gruppo dirigente ha portato invece a una scelta diversa. Mi auguro che questo risultato induca tutti a una riflessione, perché credo che Bucci sia stato il più contento della scelta di Rifondazione Comunista.

Il ruolo di Bucci nel centrodestra

Sicuramente Bucci aveva questo tratto civico che ha fermato le potenziali schermaglie o tensioni che potevano esistere nel centro-destra, è stato un punto di equilibrio che ha evitato una discussione che avrebbe potuto in qualche modo deflagrare, quindi da questo punto di vista più che per la sua performance, credo che sia stato utilizzato per il centro-destra per evitare una specie di cavalleria rusticana. A mio avviso, se le devo dare una valutazione, è solo rinviato.

L’astensionismo

Io penso che sia un problema per la democrazia, al di là di chi lo subisce. Abbiamo visto che di volta in volta non vanno a votare per il centro-sinistra o ilc entro-destra. Il problema fondamentale è che quando meno della metà degli elettori va al voto, seppure con l’attenuante del maltempo in alcune province, è un campanello d’allarme per tutti che ci dobbiamo ricordare.

Noi abbiamo fatto una campagna elettorale che era molto focata sul tema della partecipazione, abbiamo provato a rivolgerci a pezzi di società che più spesso sono stati a casa durante le recenti tornate elettorali, però è chiaro che c’è una sfida enorme per la democrazia che rischia di diventare un elemento di malattia della democrazia se non siamo in grado di contrastarlo.

Il prezzo dei veti

Le eccezioni territoriali ci sono sempre, però io non è che pongo questa questione perché in Liguria abbiamo pagato un prezzo su questo. Se a livello nazionale vogliamo essere competitivi non possiamo fare la discussione che abbiamo fatto in Liguria. Siamo stati una cavia, quindi come cavia possiamo dire che la sperimentazione sconsiglia questo percorso, di uno che dice all’ultima settimana “no te no”, di quelli che vogliono marcare la presenza, di quelli che vogliono in qualche modo distinguersi… insomma tutte dinamiche che conosciamo, ma che qui hanno inciso sul risultato. A livello nazionale possono compromettere un progetto, quindi io spero che siamo stati utili a indurre una riflessione.

Lo stato di salute e il ruolo del Pd

Lo stato di salute del Partito Democratico è uno stato di salute buono, i numeri lo sono. Naturalmente questo non deve farci dormire sugli allori perché sono convinto del fatto che il riradicamento del partito sia presente ma non si risolve semplicemente dal punto di vista di una percentuale elettorale e penso che dove siamo molto forti dobbiamo ricostruire una rete organizzativa. Poi anche avere uno spirito coalizionario. Dobbiamo sapere che dobbiamo curarci del nostro stato e anche, essendo i più grandi, anche dello stato e della coalizione nel suo insieme, quindi farci carico anche dei problemi che la coalizione esprime.

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